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La gestione dei roditori

La gestione dei roditori

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Topi e ratti sono mammiferi a sangue caldo, appartenenti all’Ordine Rodentia, diffusi in ogni angolo della Terra. Alcune specie, dette sinantropiche, vivono a stretto contatto con l’uomo e alle sue attività dalle quali traggono sostentamento e rifugio. Una importante caratteristica, comune a tutti i roditori e per la quale hanno questo nome, è quella di avere denti incisivi di grandi dimensioni che crescono ininterrottamente, tanto da costringerli a rosicchiare continuamente per mantenerli ad una giusta lunghezza. Questa attività è causa di gravi danni economici a manufatti, merci, strutture e impianti tecnologici.

Le specie sinantropiche normalmente presenti in Italia sono tre: Rattus norvegicus (ratto grigio o delle fogne), Rattus rattus (ratto nero o dei tetti o dei granai) e Mus musculus domesticus (topolino delle case o domestico). Pur essendo animali puliti, una volta che si insediano nei luoghi antropizzati, topi e ratti possono essere un serio rischio per la salute dell’uomo e di altri animali. In tali ambienti, infatti, le loro abitudini li portano a frequentare quei posti dove è alta la probabilità di “raccogliere” virus e batteri o diventare vettore di insetti fastidiosi e altrettanto pericolosi per la salute. Una volta occupato un ambiente, topi e ratti possono quindi diventare un pericoloso veicolo di patogeni e parassiti.

Quando topi e ratti colonizzano un ambiente e vi trovano le condizioni ideali per lo sviluppo della colonia, se non contrastati, possono diventarne i padroni. Ogni ambiente ha una propria potenzialità, definita capacità portante, per accogliere una colonia. Gli elementi essenziali per l’insediamento e lo sviluppo di una colonia sono quelli che caratterizzano la capacità portante: disponibilità di cibo, presenza di rifugi per la costruzione del nido e di passaggi per gli spostamenti, tanto che questa deve essere il primo fattore da prendere in considerazione nella stesura di un piano di gestione e controllo.

I quattro elementi che condizionano numericamente una popolazione, e sui quali è possibile intervenire per una corretta ed efficacie azione di contrasto, sono la natalità, l’immigrazione, l’emigrazione e la mortalità. Per la gestione di una popolazione infestante bisogna partire da questi quattro elementi e, quindi, intervenire sulla capacità portante dell’ambiente. 

La prima ispezione, oltre ad essere una fotografia iniziale dell’infestazione, deve essere la base dell’analisi del rischio. Deve indicare quali sono i punti deboli di una struttura per 1) apportare le eventuali e necessarie migliorie in un’ottica di esclusione, 2) eliminare le condizioni favorevoli alla stabilizzazione in sito di una colonia, 3) posizionare correttamente e in maniera utile i punti di monitoraggio e le eventuali esche rodenticide. Successivamente è importante comprendere l’evoluzione dell’infestazione e i comportamenti dei roditori presenti, così da avere un filmato dell’infestazione e poter agire valutando il rischio reale dei singoli punti.

L’uso di esca rodenticida deve essere fatto con intelligenza e parsimonia. Il solo obiettivo deve essere quello di aumentare la mortalità all’interno della colonia, quindi applicabile esclusivamente con una conclamata presenza di topi e ratti e mai in maniera permanente e generalizzata (azione preventiva) o come strumento di monitoraggio. Ad ogni uso di esca rodenticida deve seguire un nuovo esame della situazione e, nel caso la presenza fosse ancora evidente, una riprogettazione del piano di intervento che contempli situazioni e particolari prima ignorati o sottovalutati.

La lotta tra umani da una parte e topi e ratti dall’altra è oramai atavica, vecchia come lo è la Storia. L’esperienza ci insegna che non si vince facilmente, ma anche che la professionalità degli esperti del settore può garantire un’ottima gestione della loro presenza. 

 

 



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